Il livore post covid: tutti contro tutti, cosa sta succedendo? Una risposta esoterica.

Il livore post covid: tutti contro tutti, cosa sta succedendo? Una risposta esoterica.

Negli ultimi anni i conflitti interpersonali si sono esacerbati, ma questi ultimi mesi hanno visto aumentare la profondità della spaccatura tra “noi” e “loro”: da una parte i complottisti o negazionisti e dall’altra i servi del regime, queste sono a grandi linee le etichette che si attribuiscono reciprocamente.
In Italia, ma soprattutto negli US, almeno sui social sembra quasi sia scoppiata una guerra civile (che assurdo ossimoro). È necessario cercare di capire cosa sta succedendo a livello spirituale, da una prospettiva più elevata, come se fossimo su una terrazza ai piani alti, osservando una sommossa in strada.

È in atto un’importante battaglia tra Bene e Male, sui piani sottili. E tu, da che parte stai?

L’umanità è preda di una gigantesca forma pensiero!

In sostanza, siamo avvolti da una eggregore, un’entità psichica che in questo caso non pare proprio essere benevola (ce ne sono anche di benevole). Non è autocosciente, è come una nube tossica che si nutre di odio e rabbia, e soggioga l’essere umano per continuare a nutrirsi con le emozioni pesanti che emettiamo. E più si nutre, più cresce. Immersi in un’atmosfera di paura, gli essere umani provano emozioni sembra più oscure, di paura appunto, di inimicizia, di conflitto. Si è ormai innescato un circolo vizioso in cui rabbia nutre rabbia, ingrossando questo essere che ci rende ancora più prigionieri e perciò ancora più rabbiosi.

Alla base di questa creatura c’è un gruppo di potere oscuro che l’ha creata con potenti rituali.
Quindi, cosa possiamo fare?

Dobbiamo assolutamente non schierarci, non dare ragione a nessuno. Nella battaglia tra il bianco e il nero, “scegliere i colori”.

E come possiamo farlo? Ci sono molti modi, più o meno facili, che chiunque può intraprendere nella propria quotidinaità, anche se troverà maggiori o minori diffcoltà a seconda anche del proprio livello di consapevolezza..

1 – Salire ai pieni superiori… non nutrire la bestia, contribuire al suo sfaldarsi evitando di darle in pasto le nostre emozioni. È un gesto di ribellione, un centrarsi su sé e sul Divino.

2 – Agire e non reagire.
Informarsi, capire, comprendere, non lasciarsi colpire dagli insulti. Attenzione, qui non intendo dire che sia necessario incassare senza ribellarsi, bensì porsi in uno stato d’animo di serenità e lucidità che renda totalmente immuni dagli insulti di chi è preda della bestia.
Si tratta di comprendere che molti non sono padroni delle proprie reazioni, ma sono ad esse sottomessi.

3 – Possiamo utilizzare la situazione ribaltandola, come nell’Aikido. Invece di entrare in conflitto ed alimentarlo, possiamo BENEDIRE l’interlocutore sputa-veleno. Non ci rendiamo conto di quale sia la potenza della benedizione! L’atto di comprendere e amare chi soffre così tanto da odiare chiunque non sia d’accordo con lui, riveste di un velo benefico e guaritore sia chi riceve la benedizione che chi la fa. Vi accorgerete presto che se durante il giorno benedite chi incontrate, i colleghi, le persone in fila al supermercato, inizierete presto a sentirvi meglio, più sereni, benedetti a vostra volta.

4 – Meditare, pregare, cercare il bello nella vita, far sì che nella propria aura i colori dominanti siano l’oro, il rosa e l’azzurro piuttosto che il rosso cupo e il verde scuro è un ulteiore modo per sfuggire alle grinfie dell’eggregore.

Astraetevi dalla guerra di parole quotidiana perché è inutile all’umanità, ma è utilissima e fondamentale a chi l’umanità la tiene sotto scacco.

Questo non significa isolarsi dal mondo e lasciarlo al suo destino, perché noi volgiamo essere nel mondo, sebbene non del mondo: ci saranno sempre persone che chiedono il nostro aiuto, ci sono sempre occasioni nella vita in cui possiamo intervenire, ma che senso ha scatenarsi su facebook insultando e augurando la morte, dilungandosi in post in cui si attaccano sconosciuti che tali resteranno, passare ore ed ore a litigare, a secernere adrenalina e cortisolo, e stressarsi? La situazione concreta non cambierà in questo modo.
Si possono organizzare manifestazioni, iniziative pacifiche, mobilitarsi e associarsi per far venire alla luce il proprio pensiero, ma scannarsi sui social non porta oggettivamente a nessuna conclusione, tranne che a nutrire la bestia.

Dopo che avrete insultato uno sconosciuto che abita a 1200 chilometri da voi, non avrete cambiato la realtà delle cose concrete.
Ma avrete di gran lunga peggiorato la realtà del piano astrale.

E ben sappiamo che questo mondo è il risultato del piano superiore, quello astrale, che è la conseguenza degli accadimenti sul piano mentale.
(Mi riprometto di scrivere a breve una spiegazione sui piani dell’esistenza).

Per saperne di più:

Eggregore

Entità incorporea emanata da una o più persone in grado di influenzare i loro stessi pensieri e attitudini. Altrimenti detta forma-pensiero, è di natura collettiva e viene contemplata da tutti i principali studiosi della tradizione, da Steiner ad Aivanov.
https://it.wikipedia.org/wiki/Eggregora

Kali yuga – era dell’acquario

https://it.wikipedia.org/wiki/Kali_Yuga

Secondo l’indusimo, ci troviamo in un punto di massima lontananza dalla Luce, il cosiddetto Kali Yuga.
Ma la risalita verso tempi migliori è in atto, poiché ci stiamo avvicinando all’Era dell’Acquario.
(poiché l’asse della terra è inclinato e ruota su sé stesso, si manifesta ciò che è viene chiamata “precessione degli equinozi”, in un ciclo che riporta l’asse nella stessa posizione ogni 26000 anni. Questo periodo è stato suddiviso in ere di circa 2100 anni ciascuna, a seconda di dove si trovi il sole quando nel suo moto apparente quando attraversa il punto vernale, cioè l’intersezione tra eclittica ed equatore celeste.
Considerando la fascia di costellazioni che circonda il sistema solare, e che noi chiamiamo zodiaco, nel nostro tempo, durante l’equinozio di primavera, il punto vernale si trova nella costellazione dei pesci. tra qualche secolo, si sposterà in acquario. Ogni era ha il suo avatar, ovvero il suo reggente spirituale, la sua divinità. Per l’era dei Pesci è Gesù.
Quando inizierà l’era del’Acquario? Dipende dal sistema su cui ci basiamo, se astronomico o astrologico. Chi dice 2150, chi 2500, altri spostano la data ancora più in là. C’è anche chi, come Steiner, sostiene sia già iniziata.

https://it.wikipedia.org/wiki/Era_astrologica

(anche questo è un concetto che approfondirò in altra sede – è già iniziata l’era dell’Acquario?).

Breve introduzione al mondo dei simboli, tra esoterismo e psicologia

Breve introduzione al mondo dei simboli, tra esoterismo e psicologia

Chi si avvicina allo studio delle realtà altre, oltre quella fisica, si imbatte subito in disegni che raffigurano simboli, o immagini che li racchiudono, dai quadri, agli affreschi, a tutte le suggestive immagini che si trovano nei testi alchemici e che paiono talmente ermetiche da far desistere i meno motivati. Direi quasi che hanno carattere iniziatico: solo chi si impegna a voler capire e trovare la chiave, apre lo scrigno dei segreti. Esiste addirittura un libro, il Mutus Liber, che non ha nessuna parola, solo immagini, eppure racchiude tutta la Sapienza.

E dunque, cosa è un simbolo? Come si legge? Come si usa?

Un’ottima introduzione a questo mondo è rappresentata dal piccolo trattato Linee guida per l’interpretazione dei simboli di Francesco Boer che, in poche decine di pagine, risponde alle prime domande che sorgono a chi si affaccia sul Sentiero, fornendo quindi quella fantomatica chiave che tutto apre.

Come introduce anche Boer nel suo saggio, studiosi di semiotica, filosofi, psichiatri, esoteristi… molti si sono interrogati su cosa sia un simbolo, senza trovare una risposta univoca, di certo c’è solo l’origine del termine: deriva dal greco syn-ballein che significa “mettere insieme”.

Il simbolo mette in relazione due parti, soprattutto fa da ponte tra spirito e materia.

Fondamentalmente, se il linguaggio delle parole, questi segni nero su bianco che state leggendo, sono il modo di comunicare dell’emisfero sinistro, l’emisfero destro del nostro cervello si esprime – e interpreta la realtà – tramite simboli. Il linguaggio simbolico contiene molto più di quanto le parole possano dire. Inoltre, ogni simbolo ha aspetti positivi e negativi, come ogni cosa al mondo, peraltro: il fuoco scalda e distrugge, l’acqua disseta, è vita ma può esser morte, la madre dà la vita, ma certe madri la tolgono nel loro essere vampiresche… ogni qual volta ci approcciamo a questa realtà, dobbiamo studiare cosa essa rappresenta per noi ma anche per la società, per il collettivo, soprattutto quando siamo incuriositi rispetto a qualcosa che abbiamo sognato.

A livello esoterico, i simboli sono l’essenza stessa del Cammino iniziatico. Lo stesso Albero della Vita è il simbolo del percorso che ci riporta all’Unione con il Divino.

Ci sono due modi per lavorare con i simboli: osservandoli e studiandoli, amplificandoli e vivendoli, oppure contemplandoli, lasciando cioè che siano essi a manifestarsi, a parlarci, a farci intuire il loro significato e ciò che rappresentano, e soprattutto a metterci in contatto con quelle forze di cui rappresentano “il nome”.

Alla ricerca della Verità perduta: oltre il Velo

Alla ricerca della Verità perduta: oltre il Velo

La verità, che cos’è? Chi ha ragione? È meglio seguire la religione o l’occultismo? Meglio cristianesimo o buddismo? Cosa scegliere tra cabala e alchimia, o forse psicanalisi?

Partiamo da lontano: esiste UNA VERITÀ, che all’uomo non è dato di scoprire, non all’uomo comune, comunque. Gli studiosi ci si possono avvicinare, i mistici la possono toccare. Ma viverla completamente è raro in questo mondo, c’è un velo ci separa dalla Verità, dall’Esistenza, dal Divino (infatti verità deriva dal termine greco alétheia – svelato, non nascosto). Come il computer: c’è una parte hardware che lavora senza che l’utente medio sappia come, e poi c’è il software, per esempio il sistema operativo, che scegliamo secondo la nostra inclinazione, sia esso windows, linux, o macintosh. Ma alla fine, ciò che scriviamo o il lavoro che facciamo, è indipendente dal sistema scelto, che è solo un mezzo, uno strumento.

E così c”è chi la Verità la cerca con la mente, e difficilmente ci arriverà, filosofeggiando si può capire, ma non conoscere. C’è chi la cerca con le cerimonie sacre, e sicuramente ne ottiene barlumi significativi. Chi segue le istruzioni delle pratiche alchemiche, chi opera con la cabala, chi si perde nella magia. Sappiamo solo che c’è qualcosa al di qua, ed è la nostra quotidianità, e c’è qualcosa al di là, ed è ciò che chiamiamo, Dio, Luce, Esistenza, Pippo… il nome è qualcosa che cerchiamo di dare con il nostro piccolo io per avere dei punti di riferimento.

Alcune persone questa Verità l’hanno raggiunta: Gesù, Budda, i Santi (non necessariamente solo quelli del calendario cattolico). E chi tocca questa Verità cerca di raccontarla agli altri per permettergli di raggiungerla. Ma, come si suol dire, molte sono le strade che portano al Signore.
Ognuno deve poter essere padrone di trovare la sua strada, quella giusta per sé e per nessun altro. La Vita ama la biodiversità, siamo esseri diversi, ed ognuno ha un percorso diverso. Chi ama l’arte e chi la parola, chi si sente più affine a un percorso di psicanalisi e chi predilige la preghiera e la contemplazione.

Il guaio è che ogni disciplina pretende di avere La Verità, costruisce dogmi in cui ingabbiare chi vi si avvicina, costruisce muri per separarlo da altri possibili cammini. Questo è soprattutto ciò che fa la religione, e che fanno i discepoli delle religioni.
Per esempio, il cristianesimo ha messo il copyright su Cristo, cercando di non renderlo più raggiungibile a chi non si fosse iscritto al fan club.
Ma Cristo è un’energia universale che abbiamo il compito di risvegliare in noi stessi: la seconda venuta non sarà in carne ed ossa, sarà un risveglio nel nostro cuore, l’apertura del chakra corrispondente.

Come seguire il sentiero che porta al vero aldilà? Per lo più cercando la matrice che accomuna tutte le discipline e le teorie.
Sappiamo che c’è un aldilà, e che per raggiungerlo servono certe condizioni che hanno a che vedere con la purificazione, l’amore, gli stati di coscienza, la congiunzione degli opposti, la libertà, il divenire se stessi.

La vita è un puzzle: trova l’immagine di te stesso

La vita è un puzzle: trova l’immagine di te stesso

Si dice che nasciamo con una missione, e penso si pensa alla professione: cosa sono nato o nata per fare? C’è un fraintendimento di fondo: non tutti siamo destinati a diventare celebri (anche se per 15 minuti, diceva Warhol, la fama non si nega a nessuno), ma tutti abbiamo la possibilità di diventare noi stesi, è questa la nostra sacra missione. Jung chiamava questo il “processo di individuazione“, un viaggio lungo una vita.

Come scoprire qual è la strada che conduce a se stessi? È un po’ come una caccia al tesoro, ci si abbandona alla vita e le sincronicità appaiono a guidare. Si trova un pezzo di puzzle, poi un altro, un libro, un film, un’idea. Si cammina, si cambia strada.
C’è solo un’unica istruzione: vivere la vita come un gioco, un viaggio, un’opera d’arte, un amore. Esserne completamente immersi. Crearla.

La vita è un puzzle, di cui è andato perso il coperchio su cui c’è l’immagine da comporre. E con un gran daffare inizi a fare incastrare alcuni pezzi, e ad un certo punto credi di aver capito qual è il disegno. E ti diventa più facile trovare pezzi da agganciare l’uno all’altro, e per un po’ funziona, ma poi il disegno muta. Pensavi fosse un vaso di fiori invece era il decoro di una maglietta. Pensavi fosse il decoro di una maglietta e invece era una la pubblicità su una rivista.
Qual è il trucco? Non restare ingabbiati nel primo pensiero, nella prima zaffata di Verità che si pensa di aver annusato e compreso. Saper cambiare, saper fluire.
Fissare un obiettivo ed essere in grado di modificarlo strada facendo.

Partire da Trieste per viaggiare verso Napoli e fare tappa, che so, a Firenze o Roma, restare ammaliati da tanta arte, volersi fermare ma ormai si era scelto di scendere fino a Napoli, tenere fede al proprio programma prestabilito invece che modificare l’itinerario per godere delle nuove scoperte. Ipotecare il presente in nome di un futuro incerto, sacrificare l’oggi per un domani che chissà se arriverà così come l’avevamo immaginato. 

Si resta imprigionati in un’idea mentale, un progetto, un amore, un obiettivo.

Non lasciarsi stupire dalla vita è ciò che spegne la gioia, che allontana Eros, il dio della passione e della trasformazione.

20 03 20 – Il nuovo Primo giorno

20 03 20 – Il nuovo Primo giorno

Oggi è il primo giorno della mia nuova vita.
Inauguro una pagina bianca, sono al terzo capitolo: infanzia, adolescenza e depressione, l’Inferno, poi il percorso di guarigione dalle dipendenze, il Purgatorio. Non credo di essere giunta in Paradiso, ma il Sentiero è segnato.

Oggi è il primo giorno di Primavera.
Il primo giorno in cui non fumerò. E stanotte ho sognato un sogno nuovo, mai avuto prima. Rinunciavo a qualcosa di a me caro, non ricordo se fosse Pegaso o se avesse a che fare con la Cabala, ma alla fine mi ritrovo padrona di un cavallo, bello, muscoloso, marrone, ubbidiente. Non so come si tratti un cavallo, io sono cauta, per fortuna lui è mansueto. Anche quando parte al galoppo, al primo mio comando rallenta.
Mi pare un sogno di buon auspicio. Col primo caffè della colazione (perché alla mattina ne bevo due) mi cerco il simbolo su Internet e godo già del primo superficiale risultato: “A causa della sua potente muscolatura e del suo carattere focoso simboleggia la forza dell’energia pulsionale. E questa è pericolosa quando è libera e mossa dai sensi, utile per la realizzazione spirituale quando è controllata e dosata.”

Oggi è il primo giorno della mia analisi. Ho capito che sono ancora sguazzante nella melma dell’inutilità. Del sentirmi inutile, piuttosto che di esserlo. Spero. Ancora non so che fare della mia vita. Penso che solo i sogni me lo possano rivelare, dopo anni e anni e anni di psicoterapia per ricostruire una psiche devastata dagli abusi, dalla depressione, da tutte le prove che una povera creatura di pochi anni può subire.
Ne ho 44 ora di anni, quel mezzo del cammin di nostra vita che è adeguato per iniziare sul serio.
Le dipendenze mi hanno aiutata a restare a galla, persino a imparare a nuotare. Ora ho tolto anche il salvagente, forse all’inizio annasperò ma sicuramente non affogherò più.

Fino ad oggi ho cercato e trovato Dio nella natura spirituale delle cose, ma sono distante anni luce dalla materia, come se ancora dovessi passare attraverso il canale del parto.

Ah sì, tutto questo nel mezzo di una pandemia.

Cabala: quale Albero della Vita ti aiuta a crescere?

Cabala: quale Albero della Vita ti aiuta a crescere?

Prima di addentrarci nella spiegazione di come si può usare la Cabala per la propria crescita personale, mi preme sciogliere un dubbio che si presenta immediatamente appena si cerca il temine ” l’Albero della Vita” su Google.
Si nota subito che si possono trovare due immagini diverse..

A sinistra l’albero usato da sempre dalla Tradizione Ermetica, a destra quello modificato nel XVII secolo

La differenza sostanziale è che l’albero con tre sentieri che convergono su Malkuth, ovvero l’immagine sulla destra, è  utilizzato nell’Occultismo, quello di sinistra, con ben evidenziato un unico canale del parto, è quello studiato e vissuto dalla Tradizione della Scienza Sacra, dall’Ermetismo e riguarda la crescita personale dell’essere umano, la sua realizzazione e l’apocatastasi, ovvero il ritorno all’Uno.

L’immagine adeguata al nostro scopo, cioè la crescita personale, è quella di sinistra, che ha tutte le sfere collegate tra loro e permette uno scorrere ininterrotto da cima a fondo e viceversa. Ė il glifo classico ebraico, quello che Isaac Luria (1534 – 1572) rivede e sistema, e che ancora oggi si studia. Osservando questa immagine si nota subito che tutto ciò che potremmo chiamare chioma dell’albero, dalla sfera 1 alla 9, fluisce nell’ultima sfera in basso, la numero 10, che si chiama Malkuth (il Regno), e rappresenta il piano materiale in cui viviamo. Il sentiero che collega Malkuth alla sfera direttamente superiore, Iesod (il Fondamento), è chiamato canale del parto, poiché è il canale attraverso cui tutte le sfere superiori arrivano a manifestarsi nella materia.  

 All’inizio del XX secolo, gli operatori dell’occulto come Dion Fortune, Israel Regardie e soprattutto Alesiter Crowley (e già da qui si capisce che è meglio scappare subito, essendo Crowley un mago nerissimo), divulgarono l’Albero così come modificato dal filosofo Athanasius Kircher nel XXVII secolo. In questo modo, le sfere non sono più collegate tra loro: se riempissimo d’acqua la sfera in alto, Kether, (la Corona) il flusso non raggiungerebbe la base, ma si fermerebbe alla terza sfera, Binah (l’Intelligenza). I due sentieri che sono stati tolti da lì sono stati messi in basso e collegano sfere che all’inizio non erano collegate, bypassando così il canale del parto.  

Un giorno domandai al mio maestro la ragione di questi spostamenti, e mi rispose semplicemente “bah, quella è cabalaccia”. In un’altra occasione chiesi ad Igor Sibaldi se questa mia riflessione era corretta, e mi guardò come se avesi scoperto l’acqua calda. Cito ciò che mi disse, perché è lampante: “Quell’albero lì non ha senso, sarebbe come partorire con le orecchie!”. 

Dopo il risveglio: che fare?

Dopo il risveglio: che fare?

E così ti sei risvegliato e adesso anche tu vuoi diventare un operatore olistico. Aiutare tutti, salvare il mondo e diventare tra i più citati sui social, con migliaia di visualizzazioni nei tuoi video e i tuoi libri in testa alle classifiche. Beh, questo destino qualcuno ce l’ha (pensa a Igor Sibaldi, Eckhart Tolle, Paolo Coelho…) e mi auguro tanto che possa averlo anche tu! Ma non è il destino di tutti, sai che noia sennò!
Effettivamente anche io quando mi sono risvegliata, nel 2003, ho pensato di fare così. Eppure avevo una vocina interiore che mi tratteneva: ero un’imprenditrice, avevo un’avviata ditta di formazione che rendeva veramente tanti soldi, ma che non era olistica, non era spirituale, per cui l’ho chiusa, e ho preso qualche anno sabbatico. E’ una scelta che non rimpiango perché sentivo che non era la mia strada. Ma quale fosse la mia strada, non lo sapevo assolutamente. Tu sai qual è la tua strada? Ho scritto alcuni consigli QUI per trovarla.
Allora mi sono diplomata come counselor (modello Gestalt), per iniziare ad aiutare gli altri. Ho anche avuto dei clienti che erano soddisfatti di me, ma sentivo che ancora non stavo centrando il bersaglio. Oggi continuo a dare input e ascoltare le persone, ma in amicizia, e ho smesso di cercare un lavoro adatto a me, fino a che il lavoro adatto a me mi ha trovata. Sono impiegata in un museo.
Non è stato un passo indietro: questo lavoro mi aiuta a mantenermi economicamente, che è importante nel processo di diventare adulti, ed è un lavoro che c’entra anche con l’autorealizzazione, dato che mi occupo di un museo dedicato a un individuo che ha avuto un grande successo imprenditoriale. Scrivo, tengo un blog, mi occupo dei social, incontro i ragazzi delle scuole. Non avrei davvero saputo immaginare un lavoro migliore per me!

Arriviamo al sodo. Quella di voler abbandonare il proprio cammino per mettersi su un sentiero imprenditoriale di spiritualità è una deviazione abbastanza classica, forse una delle prove dell’ego, ma nella maggior parte dei casi è a fondo cieco. Certo, se sbagliamo, la vita a suon di batoste ci riporterà sempre sulla strada giusta, ma prenderla sin dall’inizio forse risparmia tempo, fatica e sofferenza.

E qual è la strada giusta?


La struttura principale e infallibile per realizzare se stessi me l’ha spiegata uno dei miei insegnanti, Paolo Baiocchi, psicoterapeuta, discepolo di Claudio Naranjo, che ha delle intuizioni veramente geniali, tipo questa della scala musicale.

DO agli altri: è la base, il do ut des, cioè mi comporto in maniera tale da ottenerne qualcosa in termini di gratificazione o soddisfazione di bisogni. Do perché mi diano. Partiamo tutti dal do, tutte le scale partono dal do.

Alcuni salgono e arrivano al RE ovvero diventano RE / REGINA della propria vita, hanno il bastone del comando. Scelgo io per me, decido io per me, non mi lascio condizionare da ambienti esterni, da fattori esterni, da idee esterne, dagli irretimenti familiari. Sono libero, e la mia libertà finisce solo laddove inizia quella di un altro. Già è un primo gradino non facile, perché presuppone il tradimento dei valori familiari e della propria zona comfort, in primis. Come diceva Gesù “Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna”. (Mt 19,23-29).

Dopo aver creato il proprio regno, alcuni lo devono abbandonare per andare oltre, al MI, che corrisponde un po’ al “sia fatta la tua volontà”, ovvero si sceglie di diventare se stessi, anche se questo presuppone forse l’abbandono di sogni di gloria. Marco P. è un ricco e rispettato avvocato, ma la sua vocazione è quella di fare il contadino: può scegliere se restare nel suo studio in radica di noce o traslocare in un casale, dove triplicherà la fatica ma si sentirà davvero se stesso. Dopo un percorso di accettazione, ha rinunciato ad essere quello che avrebbe voluto per diventare quello che era. Un po’ come ho fatto anche io non cercando più voler aiutare gli altri (diciamo che mi sento tra il Re e il Mi).

Solo dopo essere diventati se stessi, solo allora si può veramente FAre, realizzare le grandi opere che il destino ha posto davanti. Il magistrale ingegnere realizzato costruirà un ponte che non cadrà, perché non lo fa per i soldi o per la gloria, ma perché non può fare altrimenti, perché il suo destino è costruire ponti. E diventerà un famoso ingegnere che non scende a compromessi.

Nel momento in cui si procede con questa spinta interiore, si raggiunge il cuore, il cuore di se stessi, il cuore della creazione, il SOLe centrale. Ermeticamente si usa l’espressione “realizzare il Cristo in sé”.

E allora si va LA’, allora si va oltre il velo, si può ora raggiungere un’altra dimensione, più sottile, compenetrante questa, ma più completa: più pregna di amore e di significato. Una dimensione che certo possiamo raggiungere in molti momenti della nostra vita, se siamo fortunati e se ce ne accorgiamo, ma il cui accesso otteniamo stabilmente a questo punto.

E ora possiamo finalmente dire SI‘. Sì all’abbandono di tutto quello che abbiamo fatto, sì alla rinuncia dell’ego, della personalità, dell’incarnazione, della materia, per fonderci nel DO Superiore.

Sette scalini, come i chakra, come i piani dell’Albero della Vita, come i Raggi, come i colori dell’arcobaleno: 7 è un numero completo, che rappresenta il 3 dello Spirito sopra il 4 della Materia. Ma questo è un giochino che approfondiremo in un’altra pagina.

Solo dopo essere diventato me stesso posso essere davvero utile agli altri, altrimenti è più facile che si tratti di senso di colpa, o di presunzione interiore.

Ps: sì, lo so che sono una rompiscatole, ma è meglio pungolare con fastidio per portare sulla strada giusta che lasciare liberi di fronte a un burrone.

Antonino ed Emanuele

Antonino ed Emanuele

Emanuele Mocarelli ed Antonino Maiorana sono due insegnanti eccezionali, frequentare i loro corsi è uno spartiacque nella propria vita. 

Insieme a loro si possono frequentare due corsi: Cabala e Tarocchi e Pulizia dell’Aura e Integrazione dell’Ombra, introduzione all’operatività sciamanica (un titolo che è tutto un programma).

Cabala e Tarocchi è un corso che insegna a sviluppare il pensiero analogico, altrimenti detto pensiero laterale. Si propone di insegnare ad utilizzare i simboli (qui un approfondimento sui simboli), a leggerli soprattutto con l’ausilio dei Tarocchi e delle Sephirot dell’Albero della Vita, interlacciati con le 22 lettere dell’alfabeto ebraico. Un sistema di simboli che nasce centinaia di anni fa e il cui fascino si scopre immediatamente, mentre le potenzialità e le immense possibilità di crescita si disvelano nel prosieguo delle lezioni. Emanuele utilizza anche molte immagini di quadri rinascimentali per mostrare come gli artisti hanno utilizzato nel corso dei secoli un preciso sistema simbolico per tramandare e raccontare la storia dell’uomo, dalla Caduta (intesa come processo di ominazione, ovvero il diventare adulti) all’apocatastasi, ovvero in ritorno all’Uno. Sentirete parlare di Tikkun e si Tsim Tsum. Impredibile!

Il corso di Pulizia dell’Aura è tanto metafisico quanto il suo titolo. Le prime lezioni riguardano un reset delle proprie abitudini di vita, accompagnato da una cospiqua bibliografia, per imparare a discenrere la Via, che passa dalla porta stretta in salita e abbandona la via larga e affollata in discesa.
Che cosa è l’Aura? E soprattutto: cosa è l’Ombra? Come chiedere aiuto alle sfere superiori per risolvere i propri nuceli traumatici? Quanto siamo i nostri genitori, quanto siamo irretiti? Un percorso che decisamente aiuta a ritrovare se stessi.
C’è molta teoria, ma anche tantissima pratica, con esercizi ed insegnamenti e pulizie energetiche di inestimabile valore.

Il costo non c’è. Si paga una risibile quota organizzativa che va all’associazione locale per sostenere i costi, e poi c’è una scatola che va direttamente ai due, ad Antonino ed Emanuele, in cui si lascia un giusto corrispettivo in ragione di quanto si ritiene di aver ricevuto. Anche questo fa parte del percorso di crescita.

Qui un breve elenco di alcune delle associazioni che potete contattare nelle città vicino a voi.
Udine http://taocrescitainteriore.it/
Treviso: http://www.ilcantodellaterra.it/
Toscana: https://www.oceanodelki.it/
Parma: http://www.labamboladivassilissa.it/
Roma: https://www.lupoecontadino.it/antoninoemanuele/

Organizzi i loro corsi e non sei in questa lista? Scrivimi che rimedio subito!

Il loro curriculum così come lo si trova sul sito labamboladivassilissa.it:

“Antonino e Emanuele da oltre diciotto anni vengono invitati a condurre seminari di auto aiuto e cabala in tutta Italia, e accolgono con gioia la possibilità di confrontarsi con moltissime persone; credono fermamente nell’importanza della condivisione delle risorse evolutive, e si considerano semplici cercatori. A partire dal 2009 hanno affinato le loro capacità mediante lunghi soggiorni di studio e lavoro presso gli sciamani di etnia Shipibo nell’Amazzonia peruviana. Antonino ha spiccate doti sciamaniche native, derivanti dalla sua famiglia, e fin da bambino è stato istruito a percepire e integrare i campi energetici; ha perfezionato questi doni mediante numerosi contatti con altri sciamani, recandosi in America Latina sin a partire dagli anni Ottanta. Emanuele ha una formazione filosofica e artistica, e ha insegnato per oltre dieci anni Teoria della percezione e Storia dell’Arte presso il dipartimento di arti visive di una nota università milanese.”

In sintesi, cos’è la Cabala?

In sintesi, cos’è la Cabala?

Quando diciamo che andiamo a fare “yoga”, intendiamo un certo tipo di ginnastica con particolari posizioni, dette asana . In realtà andiamo a praticare l’Hatha Yoga, che è uno degli aspetti dello dello Yoga, disciplina orientale che comprende anche Bhakti Yoga, Kundalini Yoga… Fondamentalmente Yoga vuol dire Unione, ovvero l’anima che si fonde nel Divino, ovvero il ritorno alla casa del Padre: esiste una moltitudine di termini per cercare di descrivere uno stato di coscienza finale che le parole difficilmente riescono a rendere. La fine del cammino spirituale, la meta a cui tutti dovremmo aspirare, la meta che un giorno tutti raggiungeremo. La Cabala è lo Yoga dell’Occidente, ovvero uno strumento di conoscenza per raggiungere lo stesso obiettivo, cioè abbandonare la materia e tornare a fondersi con il creatore primigenio. Nessuna parola può essere in grado di esprimere completamente questo concetto, ma spero di essere riuscita a farlo intuire.
Per dirla con le parole di Emanuele

La Cabala è un template della crescita interiore della coscienza.

Partiamo dalla sfera della materia per risalire alla sfera del Padre, attraverso un Viaggio che ha il nome di Tikkun. Il glifo dell’Albero della Vita, su cui la Cabala si basa, e che sicuramente avete già visto, è una sistematizzazione della conoscenza, una bacheca ordinata su cui apporre dei simboli e collegarli con un filo rosso, un po’ come fanno i detective nelle serie Tv quando mettono su un tabellone degli elementi per ricostruire uno schema e, a mano a mano che procedono nell’indagine, scoprono collegamenti fino a trovare la soluzione e far partire i titoli di coda.

C’è molto altro da dire –> Continua