Imparare a canalizzare il Sé superiore

Questo testo è una bozza, che prima o poi correggerò e approfondirò. Ma al momento mi sembra importante pubblicare comunque. 

Come faccio a canalizzare? Ecco l’ennesima riposta scomoda.
Il risveglio spirituale in corso ha fatto sì che molte persone scegliessero di fare gli sciamani come lavoro. E già questo la dice lunga sulla bontà di molti sedicenti “maestri spirituali”. Lo sciamano è colui che viaggia tra i mondi, ma che mondi visita?
Da dove raccoglie le informazioni che porta? E in questa breve disamina mi voglio riferire anche e soprattutto a coloro che leggono i registri akashici, canalizzano il Sé, e tutte quelle cose lì, ci siamo capiti.

Ci sono due piani raggiungibili da noi, entrambi pregni di informazioni. Il primo, quello facilmente raggiungibile, è il piano astrale. Qui molti si fermano, pensando che di aver trovato la meta. Ma qui la comunicazione è distorta e vi regnano molte entità burlone, defunti in difficoltà, larve che succhiano energia, i Voladores di Castaneda. È come uno specchio d’acqua, mosso. Si intravedono immagini, ma sono distorte, sono influenzate non solo dagli abitanti del piano stesso, che spesso costruiscono specchietti per le allodole: sono anche informazioni influenzate da chi le riceve, dal proprio sviluppo interiore e dal proprio livello di pulizia. Non parlo di pulizia dei chakra o dell’aura, ma di qualcosa di più ampio, ben esplicato dai livelli di consapevolezza di cui parla – ad esempio – Jung. Ma anche mons. Leadbeater si spertica nel mettere sul chi va là l’incauto visitatore di regni che troppo spesso vengono invasi da viaggiatori inesperti, che rischiano di farsi male.
Il reale piano dove sono depositate le informazioni, dove tutto è eterno, dove passato presente e futuro coesistono, dove si scorge la vera Luce, è il piano mentale, ed arrivarci è una strada lunga ma solida e non pericolosa. Solo un po’ più faticosa, perché richiede molto impegno. Ma almeno è garanzia di risultati non fallaci.

Va detto che la strada che porta ad una comunicazione reale è poco percorsa ed è in salita, pressoché nascosta. La strada facile, delle illusioni e delle mistificazioni è in discesa, e pullula di viandanti. (https://it.wikipedia.org/wiki/Tondo_Cook)

Ci sono 3 modi per ottenere una buona comunicazione con il Sé.
1 – Quello drammatico riguarda i grossi traumi. Il nostro corpo eterico ci difende da tutte le influenze astrali, impedisce che un’infinità di informazioni e di eventi ci rovinino addosso. Un po’ come fa l’ipotalamo, struttura cerebrale che media l’inferenza della ghiandola pineale e che viene messo a tacere nelle cerimonie con le erbe sacre, lasciando così spazio agli ormoni secreti dalla epifisi, che regala visioni e sapienza.
I grossi traumi creano delle lacerazioni nel corpo eterico, e le persone che soffrono di questo problema vengono sommerse da ciò che sta “oltre”. Se si tratta di una persona ben strutturata, con un “io” saldo, le sarà difficile vivere serenamente ma imparerà a convivere con i suoi doni e potrà anche metterli a disposizione delle persone, se invece soccomberà al trauma, e non avrà nessuno a fianco a sostenerlo e ad aiutarlo a comprendere, probabilmente riceverà una diagnosi di schizofrenia o psicosi e verrà sedato con farmaci. Ho personalmente condotto al centro di Salute Mentale un gruppo di dispercettori, ovvero persone che vedono o sentono cose, e che la medicina chiama pazzi. Persone che hanno subito traumi più o meno gravi (dall’abuso alla crisi esistenziale allo semplice sblocco di facoltà latenti,. è possibile, ne parlo al punto 2) e che hanno iniziato a vedere. Uno di loro percepiva un’ombra nera quando qualcuno mentiva. Un altro sentiva voci. Entrambi erano sotto psicofarmaci pesanti da vari decenni: una cura che non aveva affatto alleviato i sintomi, ma che li rendeva persone più pacate e più facili da gestire e inserire in società.
I vari seminari per risvegliare la kundalini in tre giorni o cose simili, agiscono così. Bruciano parti di sé. Accelerano il processo, spesso con risultati disastrosi.

2 – Ci sono persone che sul loro percorso hanno, come destino, quello di comunicare con l’Aldilà, per volere proprio dell’Alto. Ad esempio, Luca Procopio. faceva l’informatico, si godeva la vita da ateo. Un giorno, in cucina, cadde in trance e da lì vide cose, scoprì cose, gli cambiò la vita, e oggi, quando lo si vede lavorare, si trasforma e – da vero sciamano – si vede nettamente che ospita un’altra entità, che è in diretto contatto con l’Aldilà (per dirne una: gli cambia il colore degli occhi, da verdi diventano scuri e penetranti).
Ma i mistici di questo genere sono tanti. Spesso, anche loro vengono confusi con i “pazzi”.

3 – L’Alchimia. C. G. Jung insegna perfettamente, d’accordo con le fasi dell’alchimia, qual è la strada più sicura e
certa (e lunga!) per arrivare al Sé. Si tratta in primis di integrare l’Ombra. Opera al nero.
Successivamente, si tratta di integrare la controparte psichica: l’uomo integra Anima, la donna deve sviluppare il suo Animus. Diventare essere androgini, sposare le parti maschile e femminile interiori. Ciò coincide con l’Opera al Bianco. E poi si arriva all’incontro con il Sé, che nei sogni si manifesta come una vecchia saggia per le donne, un vecchio saggio per l’Uomo. Una volta che la persona ha incarnato l’archetipo del Sé, si ha la certezza che ciò che dice e fa sia ispirato dai pani superiori.
Quindi, il primo passo è integrare l’Ombra. Questa operazione impiega decenni. Decenni di costante lavoro su di Sé, di meditazione, psicoterapia, lavoro con le piante e con i maestri, riconoscimento dei propri difetti, delle proprie nevrosi, gestione delle emozioni. Si tratta di lisciare la pietra, sgranare la materia grossa per farla diventare sempre più sottile e pulita.
Arrivare alla trasparenza.
Calmare le acque.
La Cabala aiuta molto nella comprensione. Noi siamo sulla Terra, Malkuth, e il centro è il Sole, Tiepheret. Il Sole rappresenta il punto di equilibrio dell’Albero della Vita cabalistico, rappresenta il logos, Cristo. Rappresenta il piano mentale, lo stato theta, l’eterno qui e ora, e anche l’archivio akashico di cui stiamo parlando.
Ma tra la terra e il sole c’è il mondo lunare: l’acqua, le emozioni. E se le emozioni smuovono la superficie dell’acqua, i raggi del sole arrivano rifratti, distorti.

Ecco perché l’integrazione dell’Ombra, che consiste nella gestione delle emozioni (non nella rimozione!) e nella risoluzione della nevrosi, è un passo imprescindibile per la crescita spirituale e il legame con il Sé.

 

 

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