Il senso delle metafore nell’Alchimia: lasciarsi forgiare come ferro

L’alchimia usa simboli e metafore anche perché certe cose non si possono comprendere da una spiegazione. Esempio pratico: come faccio a spiegarti cosa vuol dire essere innamorati se non l’hai mai provato? Ergo, uso metafore come farfalle nello stomaco, cuore in gola, ovvero immagini che possano almeno lontanamente descrivere le sensazioni provate.
Vorrei partire da questo per spiegare cosa significa che l’anima ispira la personalità e ne attende la maturazione.
Siamo essere spirituali con un corpo, e un’interfaccia che chiamiamo “io”, che è la nostra persona (che in greco si dice maschera, il che la dice lunga: siamo delle maschere che nascondono un’altra realtà?).
Nei primi decenni di vita, le nostre scelte sono guidate per lo più dall’io, formato da carattere e influenze esterne, oltre che dalle esperienze fatte. Ma ad un certo punto (intorno ai 28 anni o ai 56 se si manca il primo appuntamento*) alla maggior parte di noi subentra una crisi, un’insoddisfazione, una mancanza. È l’anima che bussa e chiede la sua realizzazione, come a dire: ormai sei grande abbastanza e hai sufficienti strumenti per iniziare a diventare te stesso. Non chi la società vuole che tu sia, ma proprio te stesso, la tua ghianda deve dare origine alla sua quercia (taaac, metafora, anche se non è quella su cui volevo concentrarmi in queste poche righe).

Essendo la persona dotata di libero arbitrio, può soffocare la chiamata, fare finta di non sentirla, e continuare per la propria strada, costruendosi una carriera di successo o bighellonando, a seconda della sua attitudine.
Oppure può dire sì, sia fatta la tua volontà. A quel punto si aprono un sacco di strade: si iniziano casualmente a scoprire corsi, tecniche, libri che parlano di come realizzare sé stessi. Si riscopre la spiritualità, ci si risveglia, termine tecnico (sì, sono ironica).

Se la persona dice sì all’anima, all’inizio son tutte rose e fiori, si scopre un nuovo mondo, molto più grande, più pregno di sensazioni e soddisfazioni, gratificazioni, serenità. Una sorta di anticamera del Paradiso. C’è chi si ferma qui, spesso preda di facili misticismi New Age che sono uno specchietto per le allodole e fondamentalmente rappresentano un primo esame. È questo il caso del pensiero positivo, va tutto bene, qualsiasi cosa accada, non preoccuparti, è tutto ok. Goditi la bellezza e non preoccuparti se intorno il mondo va a rotoli, tu non sei di questo mondo, passerà. Si tratta di una sorta di glorificazione dell’ego, ma nessuna recriminazione, ognuno ha una sua strada da percorrere.

Chi oltrepassa questo primo ostacolo, come Ulisse con le Sirene, inizia il Viaggio. Partendo dall’Inferno (suona un campanellino?).

Partendo da sé stessi come un pezzo di ferro grezzo che l’anima, attraverso gli accadimenti della vita, inizia a forgiare. Prima lo scalda, lo infuoca, poi inizia a battere, battere, battere. E ogni colpo è doloroso. Si inizia a voler lavorare su di sé per conoscere le proprie ombre e illuminarle, per crescere, per essere più felici. Si inizia una psicoterapia, o le sedute di costellazioni familiari, ad esempio. Bam, un colpo, bam, un pianto. E via un trauma che se ne va e sblocca un automatismo riportando l’autenticità. (Per il discorso sui traumi, arriverò a breve).
Iniziano ad affiorare dolori, ricordi, e il pezzo di ferro diventa via via più lucido mano ma mano che ciò che emerge viene elaborato e trasmutato. Come? Semplicemente vivendolo. non c’è nulla da fare, solo osservare il processo e testimoniarlo. Bam, un colpo, un’altra seduta. Bam, incontro l’ex che mi aveva ferita. Bam, ci soffro ma so che devo osservare – come un film, come da fuori, me stessa e ciò che sento nel corpo e nel cuore. Bam, bam, bam. I pianti, il dolore che emerge, uno sberluccichio nel ferro che è sempre più a forma di spada, sempre più lucido.
Il ferro viene sottoposto ad un costante, lento e non sempre dolce e delicato processo di manipolazione per diventare l’oggetto che ha in sé. La personalità si lascia forgiare per diventare adatta agli scopi dell’anima, proprio come fa il fabbro.
Dopo molto tempo e molta fatica ferro grezzo diventa una spada lucida e affilata, perfetta per il suo scopo.

Attenzione però a non rompere il pezzo di metallo, non avere fretta. Colpi ben assestati e con la forza giusta. Non non troppo calore. Non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze (salmo 131).

  

* ciò ha a che vedere con i cicli settenari del processo esoterico di incarnazione dell’anima

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