Sembra volersi dare la zappa sui piedi, il volersi definire con due degli appellativi – direi quasi epiteti – tra i più negativi che possano essere dati ad una donna: strega, brutta e cattiva, e zitella, sola.

Eppure.

Sì, sono una strega.
Eppure chi è la strega, davvero? Strega (da strix, stridere, non lasciare tranquilli) è/era la donna indipendente, saggia e che studiava per conto suo, fuori da una comunità. Per contrasto, Chiara, Teresa D’Avila, Hildegarda… sono state donne eccezionali dalla mente e dal cuore brillante, protette dalla struttura
ecclesiale ed inserite in essa. La donna libera invece è più pericolosa perché può liberare altre donne. La strega è cattiva, e ricordiamo che “cattivo” deriva dal latino captivus = prigioniero. E’ quindi prigioniera di un sistema da cui riesce a liberarsi, pagando comunque lo scotto del marchio che nei secoli le è stato appioppato.

Cos’è una strega (Tomberg 3 magie)

Sì, sono una zitella.
Osservo il voto di castità? Anche. Laddove casto significa anche tantrico, ovvero il sesso è un’attività estremamente preziosa e sprituale, un modo di contattare il divino, per cui non va vissuta come una ginnastica da letto, bensì come un rituale sacro. Fare l’amore con il proprio uomo, con l’altra propria metà, e non con chi capita a tiro. Non dilapidare la libido, intesa in senso lato, non disperdere la preziosissima energia sessuale con uno “scarico nevrotico”, ma utilizarla, viverla, celebrarla, farla salire verso l’Alto.

Dentro ogni donna c’è una StregaZitella, più o meno silente; immagino che dentro ogni uomo vi sia un corrispettivo di cui al momento mi sfugge il nome.

Vivere ascoltando la voce di questa potente parte di Sé non solo è possibile, ma auspicabile. Per essere felici, niente di più.

Se vuoi sapere anche cosa faccio, lo racconto qui.